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m o n d o _ o p l a c a n t i e r e . a p e r t o o p l a + j a p a n _ t o u r o p l a p i u . i t @ ________________________________ r i .P O S T .i g l i u l t r a l i n k u l t r a b l o g d e p o s i t i c h i ? _ w h o ? blog_categories ambiente architettura arte ibridazioni installazioni memorie patch segnaletica blog_archive oggi maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 maggio 2003 aprile 2003 marzo 2003 febbraio 2003 gennaio 2003 ________________________________ OPLA + archiportale.com OPLA + flickr.com OPLA + blog/archiportale ________________________________ ________________________________
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![]() Preambolo - Rileggo per l’ennesima volta il “manifesto del Terzo Paesaggio” di Gilles Clément, perché abbiamo bisogno di fissare delle regole semantiche. E allora trovo, in estrema ma necessaria sintesi, che la forza di questo pensiero sia concentrata in un ribaltamento (rivoluzione?) di termini e di valori. Ciò che è lasciato in disuso, dalle aree industriali dimesse alle aiuole spartitraffico, non è più degrado ma diventa punto di forza per la biodiversità. E questo modo “altro” di leggere il paesaggio (ma anche il territorio) apre a considerazioni analitiche “nuove” ed apre a meccanismi evolutivi di estrema importanza per una “visione” futura del pianeta. Non male: cambiare i punti di vista, un’azione apparentemente semplice, alquanto geniale, e spesso anche coraggiosa. In ambito artistico Opla+ muove le sue ricerche proprio in questa direzione: offrire punti di vista per favorire personali formule di lettura di ciò che ci circonda, sia esso un territorio fisico che astratto. E in questa offerta di scostamento degli assi visivi-concettuali emerge la consapevolezza di un trapasso suggestivo ove l’una e l’altra parte individuano nei margini una risorsa e non un limite. Noi partiremo da qui… a domani! ![]() Stavamo cercando un modo di rappresentare un'urbanistica fatta di pensieri creativi e aggreganti, un piano regolatore dove siano le persone e le loro proiezioni vitali a modificare il territorio, indicando processi di investimento culturale più che disegnando mappe di destinazione d'uso. Ok: un sogno. Ma ci stiamo davvero lavorando sodo... ed ogni consiglio utile. ![]() Per chi si trovasse già in ferie in Sardegna, o per chi si volesse distrarre in un buon weekend con scusa culturale o fosse semplicemente interessato agli eventi di architettura in senso trasversale, non rimane che seguire la prossima edizione di Festarch - festival internazionale di Architettura - a Cagliari, diretto da Stefano Boeri e Gianluigi Ricuperati, in programma il 29/30/31 maggio e 1 giugno 2008. Il tema scelto per la nuova edizione è il “turismo planetario”, il turismo, indagato nelle sue premesse geopolitiche, nelle sue forme architettoniche e nelle sue conseguenze economiche ed emotive. Non poco! e a discuterne vedremo anche numerose personalità... teniamo i binocoli a tiro! tutto su www.festarch.it ![]() Step#1 >> workshop >> ven.11.aprile ore 21.00 >>ass. Ai colonos >> Villacaccia di Lestizza UD >> gruppo opla+
Opla+ n.16650246 del
08/04/2008
[ ore 01:07 ] [ commenti (3) ]
[ ambiente, architettura, arte, segnaletica ]
![]() Strade 4. Al di la del bel paesaggio che attraversa (dove la cultura estensiva lascia gradualmente posto a poderi molto più frazionati e delimitati da filari arbustivi) questa strada di medio-bassa percorrenza nella pianura friulana possiede un fascino aggiunto. Non essendoci il fossato come limite marginale, le coltivazioni si estendono fino a ciglio strada e si confondono con la fascia verde di pertinenza stradale dove svettano quasi galleggianti nel verde i paletti segnalatori. La sensazione del viaggiatore (anche automobilistico) è di sicuro piacere ed inoltre questa semplice vicinanza sembra indicare con maggior forza quale sia la gerarchia di rispetto del paesaggio, dove (oops!) la strada sembra davvero essere lì in aggiunta, un’ospite discreto e attento. D’altra parte, lo sappiamo si, che la stragrande maggioranza delle strade ha fossati scolmatori laterali, tant’è che già si progettano così, perché soluzione più ovvia alla regolamentazione idraulica del territorio circostante. Due osservazioni, due: diventa importantissimo pensare sempre progettualmente ai “bordi” quali elementi di “vicinanza” tra sistemi, ed anche per gli aspetti prettamente tecnologici avremo bisogno di una revisione strategica e “stilistica”. ![]() Ecco un tema assai interessante: "progettare la trasformazione in senso utopistico di un luogo carico di valori identitari". E' quello che anima il progetto artistico "INSIUMS-progetto_utopia" a cura del prof.A.Bertani che invita un manipolo di artisti italiani a realizzare un'opera in "site specific" attraverso un workshop collettivo, in uno spazio storico a connotazione agricola e contadina in cui ha sede l’Associazione Culturale Colonos (Villacaccia di Lestizza, Udine). Ed OPLA+ è da sempre convinto della capacità dell'arte e dell'architettura di favorire "visioni" del paesaggio, offrire prospettive diverse all'interpretazione dei territori, nuovi layers di lettura urbana ed urbanistica! Certi che qualsiasi percorso sensoriale può offrire valutazioni analitiche complementari a studi scientifici. Ci sarà modo di tornarci sopra... ![]() Ancora sul quarto ponte di Venezia... e in riferimento a quanto detto qualche post fa, sul fatto che seriamente tanti ma tanti veneziani non ne comprendono la necessità... l'amica "veneziana" Tiziana Baracchi mi manda una simpatica foto e la dicitura " finalmente ne abbiamo capito l'utilità e l'utilizzo". In verità Tiziana non fà fede, è un'artista postale assai conosciuta e ormai avezza a tecniche di collages e giochi di carta con timbri postali! Rimane la riflessione generale su quanto Venezia voglia diventare Disneyworld, visto i continui acquisti "ludici" da parte stranieria ("foresta") e il massiccio esodo alla terraferma di molti veneziani (e allora un nuovo ponte, serve!). ![]() Si parlava del ponte dell'architetto Calatrava a Venezia oggi ad Ambiente Italia su rai3 e tra le considerazioni di Philippe Daverio (storico dell'arte) e Francesco Dal Co (storico dell'architettura) c'erano delle evidenti divergenze. Il primo non capiva l'utilità dell'opera e considerava la stessa un acquisto al supermercato dell'architettura, il secondo cercava di inquadrare l'opera in un più ampio contesto di scelte urbanistiche considerando la stessa un corretto esempio per una città in "divenire". In estrema sintesi, una visione statica e una visione dinamica dell'architettura! A voi la scelta di schieramento, non si vince nulla, nessun premio di maggioranza. Ma ahimè tra una disquisizione intellettuale e l'altra, sono sfuggite molte problematiche, tra cui una evidente incapacità di comunicare il progetto (non ghe xè un venexian che non se chieda a chi che serve el ponte) e la consueta immorale rinuncia alla richerca di responsabilità per il solito superferraginoso, prolungato, neoipercostoso iter tecnico-esecutivo. L'ingegnere Calatrava rilascerà interviste a lavori conclusi!!! E quindi, a stare alle parole del responsabile del procedimento (della sola parte esecutiva, ci teneva a sottolinaeare), il Calatrava potra parlare tra circa due mesi... e chissà "cossa ne dise?" (cosa ci dirà?) ![]() La filosofia del cordolo Capita si, quando prendi una curva un po’ più stretta e gratti con il copricerchione sul cordolo. Il copricerchione è di plastica dura e si crepa, salta via giusto giusto quel pezzetto che fa emergere in tutto il suo splendore di ruggine il cerchione della tua ruota anteriore destra. Cazzo! Perché quel cordolo era lì, quel rialzo tanto alto da superare il livello gommoso della tua ruota anteriore destra. Non si poteva costruire un po’ più basso? Non si poteva calcolare meglio il raggio di curvatura di questo incrocio? E si, perché ricordo che prima dell’ultimo intervento di riassetto dell’arredo urbano di questa frazione, quello stesso cordolo era a raso, cioè allo stesso livello del piano stradale. Piano stradale, bella parola. Siamo tutti sullo stesso piano, un grande segno di democrazia della mobilità. Uomini e macchine, sullo stesso piano, divisi da un cordolo a raso. Prima, delle belle colonnine bocciardate distanziavano i tragitti pedonali e visto il ridotto raggio di curva, con l’auto salivi sopra il cordolo a raso (quasi), un leggero sobbalzo, rientravi in traiettoria e proseguivi senza rotture di cerchioni! Ora no, ci sbatti contro, e che dire, bisogna lasciar libero sfogo agli urbanisti e agli ingegneri che formalizzano progetti confortati da solide normative, con l’evidente errore di interpretare la norma come la normalità, mentre la consuetudine fruitiva ci porterebbe a considerazioni realistiche e spesso contradditorie con la “regola” scritta. Ma attenzione: il “bravo” progettista dovrebbe far convivere le due cose! La filosofia del cordolo! Altrimenti non resta che sperare che qualche tecnico specializzato in bordi stradali alti almeno 15 cm. (e spesso fuckoff agli handicappati!) non rovini il cerchione in lega del suo nuovo suv da città! ![]() Cercavamo dei riferimenti per architetture di confine tra naturale e artificiale. Ma che riviste. Prendere una bicicletta e lasciarsi trasportare nella calma e piatta pianura veneto-orientale. Forse è proprio la monotonia apparente delle tessiture campesti che fa rendere più affascinati anche le piccole emergenze morfologiche ed insediative rurali. Così una costruzione precaria in origine nata per essiccare foraggi può essere vista come fantastico filtro tra la campagna e il costruito. Abbiamo bisogno di nuove ri-letture! |
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