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![]() Passo e ripasso spesso per quell'incrocio e lì c'era una volta un'idrovora, uno di quei bei edifici inizi '900 che ostentavano con mimetici linguaggi neoclassici la loro spiccata funzione pubblica e civica. Poi sono iniziati i lavori per la trasformazione dell'incrocio in ampia rotatoria e tombinamento dei canali collettori idraulici e l'idrovora è stata completamente demolita. Qualcuno avrà pensato come legittima scelta responsabile che il valore storico-ambientale dell'edificio non fosse sufficientemente importante quanto l'utilità dell'intervento di mobilità pubblica. Ma oggi che stanno completando le finiture del progetto ritroviamo, ricostruita tale e quale, una facciata e la torretta di quella stessa vecchia idrovora. Una sorta di quinta evocativa di non so bene cosa, forse della stessa banale finta ricostruzione. Sorrido, non mi serve indagare di chi sia lo sbaglio, so solo che tutti i teorici del restauro si stanno voltando nella tomba. ![]() Si parlava del ponte dell'architetto Calatrava a Venezia oggi ad Ambiente Italia su rai3 e tra le considerazioni di Philippe Daverio (storico dell'arte) e Francesco Dal Co (storico dell'architettura) c'erano delle evidenti divergenze. Il primo non capiva l'utilità dell'opera e considerava la stessa un acquisto al supermercato dell'architettura, il secondo cercava di inquadrare l'opera in un più ampio contesto di scelte urbanistiche considerando la stessa un corretto esempio per una città in "divenire". In estrema sintesi, una visione statica e una visione dinamica dell'architettura! A voi la scelta di schieramento, non si vince nulla, nessun premio di maggioranza. Ma ahimè tra una disquisizione intellettuale e l'altra, sono sfuggite molte problematiche, tra cui una evidente incapacità di comunicare il progetto (non ghe xè un venexian che non se chieda a chi che serve el ponte) e la consueta immorale rinuncia alla richerca di responsabilità per il solito superferraginoso, prolungato, neoipercostoso iter tecnico-esecutivo. L'ingegnere Calatrava rilascerà interviste a lavori conclusi!!! E quindi, a stare alle parole del responsabile del procedimento (della sola parte esecutiva, ci teneva a sottolinaeare), il Calatrava potra parlare tra circa due mesi... e chissà "cossa ne dise?" (cosa ci dirà?) ![]() La filosofia del cordolo Capita si, quando prendi una curva un po’ più stretta e gratti con il copricerchione sul cordolo. Il copricerchione è di plastica dura e si crepa, salta via giusto giusto quel pezzetto che fa emergere in tutto il suo splendore di ruggine il cerchione della tua ruota anteriore destra. Cazzo! Perché quel cordolo era lì, quel rialzo tanto alto da superare il livello gommoso della tua ruota anteriore destra. Non si poteva costruire un po’ più basso? Non si poteva calcolare meglio il raggio di curvatura di questo incrocio? E si, perché ricordo che prima dell’ultimo intervento di riassetto dell’arredo urbano di questa frazione, quello stesso cordolo era a raso, cioè allo stesso livello del piano stradale. Piano stradale, bella parola. Siamo tutti sullo stesso piano, un grande segno di democrazia della mobilità. Uomini e macchine, sullo stesso piano, divisi da un cordolo a raso. Prima, delle belle colonnine bocciardate distanziavano i tragitti pedonali e visto il ridotto raggio di curva, con l’auto salivi sopra il cordolo a raso (quasi), un leggero sobbalzo, rientravi in traiettoria e proseguivi senza rotture di cerchioni! Ora no, ci sbatti contro, e che dire, bisogna lasciar libero sfogo agli urbanisti e agli ingegneri che formalizzano progetti confortati da solide normative, con l’evidente errore di interpretare la norma come la normalità, mentre la consuetudine fruitiva ci porterebbe a considerazioni realistiche e spesso contradditorie con la “regola” scritta. Ma attenzione: il “bravo” progettista dovrebbe far convivere le due cose! La filosofia del cordolo! Altrimenti non resta che sperare che qualche tecnico specializzato in bordi stradali alti almeno 15 cm. (e spesso fuckoff agli handicappati!) non rovini il cerchione in lega del suo nuovo suv da città! ![]() Arrivano certi inviti a conferenze di settore... "Il terzo paesaggio", bel titolo-tema! E così, non ci si può tagliare fuori da riflessioni personali. Ma cos'è il terzo paseaggio? In verità non conosco neppure quale sia il secondo paesaggio e forse ho un'idea troppo "classica" di cosa sia "il" primo paesaggio! Sicuramente esiste un quarto o quinto paesaggio, e la cosa si fa intigrante e ci affascina a tal punto che potremmo lanciare un sasso nel marasma urbanistico del territorio antropizzato che ci circonda: il sublime caos come regola di composizione fuggevole! Analizzare i flussi di pensiero, come sensori percettivi, ci aiuta a gustare l'arte della distrazione pianificatoria. Ecco, ci fa solo del bene, risentire Gilles Clément. ("il terzo paesaggio" giovedì 7 febbraio ore 20.30 al Monotono, Vicenza, Viale Milano 60, per il ciclo Creative R’evolution 2, organizzato da Fuoribiennale, realtà di produzione del contemporaneo) |
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